Di tutte le analisi fatte alla proposta di Sarkozy di adottare una tassa universale sulle transazioni finanziarie (leggi: Tobin tax) la più lucida secondo me è stata quella di Vittorio Zucconi che sul suo blog ha scritto: “Nobile e commovente l’idea di Sarkozy per una tassa globale sulle transazioni finanziarie per lenire la fame nel mondo, specialmente nobile perchè una proposta così ampia e ambiziosa non ha nessuna probabilità di diventare effettiva e lui lo sa benissimo” (qui il resto del post).
Sarkozy ha scambiato il summit “Millenium goals” di New York per il bar sotto casa e spara alto (a parole s’intende) per uscire dall’empasse politica nella quale si trova (su Internazionale di questa settimana c’è un interessante approfondimento sulla crisi). La sua proposta infatti non è gradita praticamente a nessuno dei paesi occidentali, con l’eccezione di Germania, Spagna, Brasile e Norvegia, e nemmeno a quelli asiatici in supersviluppo (India e Cina) tantomeno al Giappone, in pratica non piace alla maggior parte dei governi che decidono. Peccato perché basterebbe una tassa dello 0,05% (percentuale che non scoraggerebbe certamente gli investitori che investono sul lungo periodo) su ogni transazione per avere un gettito annuale tra i 400 e 946 miliardi di dollari. Non proprio spiccioli.












