Social Life


10
mag 10

Moratti e bugie: “un clandestino normalmente delinque”

Forse la Moratti è un po’ distratta (sono gentile) ma dire che “un clandestino normalmente delinque” non è proprio corretto (per essere più sicuri si può leggere anche qui).

Forse quello che l’ex Ministro dovrebbe valutare meglio è la percentuale d’integazione degli immigrati. Secondo l’Istat “l’intermediazione informale il canale più utilizzato dagli stranieri per trovare il lavoro: infatti, più del 70% dell’occupazione straniera, sia uomini che donne, ricorre alle segnalazioni di parenti, amici e conoscenti”. Questo usare prevalentemente canali etnico-parentali chiusi rallenta il processo d’integrazione completa e agevola il ricorso al Lavoro nero. Se si aggiunge poi che “le aziende private non sono interessate, né tantomeno obbligate, alla richiesta del riconoscimento formale dei titoli di studio o professionali quanto piuttosto al curriculum vitae e alla verifica delle competenze” risulta chiaro che l’integrazione è il primo obiettivo da perseguire (ma questi sono discorsi già detti che tutti, Moratti compresa, dovrebbero sapere).

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9
mag 10

I politici italiani fuggono dalla Rete

Affermare che, indipendentemente dai colori politici, la stragrande maggioranza dei nostri politici non ha capito praticamente niente della Rete è un po’ lapalissiano.

Leggi come quelle proposte qualche tempo fa dall’On. Carlucci (art. 2 1. E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati in maniera anonima. (Il testo completo qui)), spacciata per un mezzo di contrasto alla pedofilia ma in realtà solo uno strumento per difendere ormai vetuste lobby italiane, evidenzia lacune forse incolmabili.

Anche la “discesa” in rete del Premier, definita da molti supporter 2.0 (ma che di 2.0 non ha proprio nulla: solito video e nessuna reale discussione o partecipazione) è stata una ulteriore dimostrazione della nebbia che aleggia ai piani alti del Paese.

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8
mag 10

Facebook e le applicazioni non richieste

Continuano i problemi di sicurezza per Superportalone Facebook. Dopo i vari rischi già citati, a cadere questa volta sono state le nuove funzioni attivate dal network per “semplificare” l’integrazione con la Rete (Mi piace, non mi piace, lo detesto (d’accordo questo manca ma io lo aggingerei) etc…). Pare, infatti, che queste funzioni abbiano aperto un varco per i malintenzionati che, attraverso delle pagine web create ad-hoc, potevano aggiungere applicazioni in modo automatico a chi navigava su di esse dopo essersi loggati su Facebook dando così loro una possibilità di accesso ad informazioni su di noi e, per quanto possibile, sui nostri contatti.

Sebbene la “la pezza a colori” degli ingegneri di Facebook sia arrivata abbastanza rapidamente e sebbene il socnet (social network, per dirla detta alla Orwell) abbia dichiarato che “nessuna informazione è stata condivisa con quelle applicazioni”, la domanda rimane sempre la stessa: Essere o non essere (su Facebook), questo è il problema.

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6
mag 10

Ancora problemi di sicurezza per Facebook

Continuano i problemi di privacy per il Super social portalone Facebook. Secondo un lettore di TechCrunch, che ha realizzato anche un video dimostrativo,  è possibile era possibile leggere le chat di altri utenti sfruttando una falla nella gestione della visualizzazione dell’anteprima del proprio profilo.

Al momento pare che gli ingegneri del portale abbiano risolto il problema ma, come già scritto in precedenza, i troppi buchi di sicurezza forse devono farci riflettere più seriamente su quanto rischiamo ad affidare sempre di più la gestione della nostra privacy alla creatura figlia di Mark Zuckerberg.

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4
mag 10

Essere o non essere (su Facebook), questo è il problema.

Secondo Dan Yoder di Rocket.ly ci sono molti buoni motivi per cancellare il proprio profilo da Facebook ed alcuni di questi, a mio modesto avviso, sono assolutamente condivisibili anche se purtroppo, oggi come oggi, essere completamente assenti dalla piattaforma è più un problema che un vantaggio.

In ogni caso, le ragioni di Dan che trovo più valide sono:

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