09
mag 10

I politici italiani fuggono dalla Rete

Affermare che, indipendentemente dai colori politici, la stragrande maggioranza dei nostri politici non ha capito praticamente niente della Rete è un po’ lapalissiano.

Leggi come quelle proposte qualche tempo fa dall’On. Carlucci (art. 2 1. E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati in maniera anonima. (Il testo completo qui)), spacciata per un mezzo di contrasto alla pedofilia ma in realtà solo uno strumento per difendere ormai vetuste lobby italiane, evidenzia lacune forse incolmabili.

Anche la “discesa” in rete del Premier, definita da molti supporter 2.0 (ma che di 2.0 non ha proprio nulla: solito video e nessuna reale discussione o partecipazione) è stata una ulteriore dimostrazione della nebbia che aleggia ai piani alti del Paese.

Se non bastasse, a conferma di tutto ciò è arrivata una ricerca di MR & Associati Comunicazione. L’Agenzia ha analizzato i flussi informativi provenienti dai politici nelle 72 ore successive alla campagna elettorale. Prima delle elezioni tutti su blog, Facebook… etc; dopo: il nulla. Il medium aveva perso di appeal e si era svuotato dei suoi contenuti.

Quello che manca è una reale comprensione della Rete. Mcluhan ha scritto che il medium è il messaggio ma se vuoi comunicare attraverso un medium particolare non cercare di adattarlo con forza al tuo messaggio, adatta semplicemente il tuo messaggio ad esso.

NB: Per fortuna ci sono dei casi di Illuminati (Deborah Serracchiani, Nichi Vendola, Luca Barbareschi e pochi altri…) ma, purtroppo, per la maggioranza vale quanto scritto.

- fonte: MR & Associati Comunicazione | via Socialmediamarketing.it -

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